• M.Rosaria Bianchi (+39) 3475 869 539
  • Fabio Vittorioso (+39) 3924 044 252
  • info@socialpixel.it

Valutazione attuale: 0 / 5

Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva
 

Avete presente quella sensazione che avvertite quando guardate un thriller, soprattutto se del maestro indiscusso del genere, Hitchcock? Si, mi riferisco proprio alla “suspense”.

In che modo, però, un individuo elabora le informazioni che gli sono mostrati nei momenti di suspense? Una ricerca condotta da Bezdek, Wenzel e Schumacher nel 2017 prova a rispondere a questa domanda.

L’esperimento condotto per la ricerca consisteva nel mostrare sequenze di film in grado – sia per gli aspetti visivi, sia per quelli musicali – di creare suspense; all’interno di ognuna di queste era presente un personaggio alle prese con una situazione di pericolo con un potenziale risultato negativo e in alcuni casi fatale. È stata così misurata l’attività cerebrale dei partecipanti mentre guardavano le diverse scene attraverso la tecnica di imaging a risonanza magnetica. La ricerca ha rivelato che durante i momenti di maggior suspense si verificava una maggiore attivazione delle regioni cerebrali che elaborano ciò che gli individui osservano in maniera diretta (cioè in questo caso lo schermo e quindi il film), mentre le regioni che elaborano la visione periferica (cioè che elaborano eventuali distrazioni esterne al film) erano meno attive. Si è arrivati quindi alla conclusione che i partecipanti tendevano a ricordare meglio ciò che accadeva durante i momenti di suspense rispetto alle altre scene. «Le persone sono programmate per preoccuparsi per gli altri. Vedere un personaggio in pericolo porta il cervello a bloccare tutto ciò che sta accadendo attorno e a concentrarsi sulla storia», spiegano gli autori riguardo alla ricerca sintetizzata nel “Neuromarketing Yearbook 2018“. Questo focus di attenzione momentaneo ha ovviamente un impatto sul ricordo dei contenuti e, come evidenziato dagli esperti, i risultati sembrano dimostrare che scene in cui gli attori si ritrovano in situazioni di pericolo «sono un potente strumento per focalizzare l’attenzione» degli spettatori. Nonostante la ricerca sia stata condotta utilizzando sequenze di film, queste conoscenze possono essere estese al marketing, per esempio per la realizzazione di spot.

Altro modo per catturare l’attenzione dell’utente è l’effetto sorpresa, che si attiva quando nuovi stimoli tendono ad attivare l’ippocampo più degli stimoli familiari, mettendo a confronto gli stimoli che arrivano con le informazioni già presenti nella memoria. Come applicare l’effetto sorpresa nel marketing? La sfida dei pubblicitari è introdurre un’idea più interessante di quella che in via prioritaria occupa la mente del consumatore, andando a interrompere la “comodità” relativa a qualcosa “già visto o già sentito” con dei messaggi in grado di catturare l’attenzione del pubblico. In quest’ottica, e considerando quanto detto in precedenza, «utilizzare una parola, o un finale inaspettato, in una frase familiare può avere molto più impatto di uno slogan comune»,spiega Roger Dooley, esperto di neuromarketing, in un’intervista di Inside Marketing. L’esperto riporta come esempio frasi fatte, oppure massime diventate di uso quotidiano o, ancora, proverbi in cui avviene una sostituzione dell’elemento finale per generare l’effetto sorpresa: «Il nostro cervello tende a predire quello che succederà in seguito. Si tratta di una caratteristica evolutiva che ci ha concesso di sopravvivere per millenni. Un esempio sarebbe una frase come “a stitch in time saves nine”, un proverbio molto comune nella lingua inglese di cui tutti conoscono il significato (come dire “un punto dato a tempo ne risparmia cento”), per cui se io dico “a stitch in time saves…” tu immediatamente anticiperai ciò che sto per dire. Però se io finisco la frase dicendo “saves money” è una sorpresa per il cervello […].». Questa tecnica aumenta sia il grado di attenzione, sia quello di memorizzazione del contenuto.

Queste ricerche possono offrire interessanti spunti anche per quanto riguarda la creazione di headline efficaci: si parte, quindi, da espressioni familiare, presenti nel quotidiano e si prosegue con le rispettive modifiche fatte ad hoc (con particolare enfasi nella sostituzione dell’ultima parola). Ovviamente questa sostituzione può funzionare con qualsiasi sequenza di parole, suoni, ma anche con foto o video.

0
0
0
s2smodern

Il sito utilizza solo cookie tecnici. Tramite il sito sono installati cookie di terze parti (tecnici e profilanti). Chiudendo il banner, l'utente accetta l'utilizzo di tutti i cookie. Per maggiori informazioni, anche in ordine alla disattivazione, è possibile consultare l'informativa cookie completa.